Tra il 1° e il 3 novembre 2026 un'ondata di attacchi informatici contro i sistemi di refrigerazione dei supermercati, partita a metà ottobre dalla Francia e già estesa a diversi Paesi europei, ha raggiunto per la prima volta anche l'Italia: in Sicilia sono stati colpiti almeno quattro punti vendita Coop tra Catania e Palermo, mentre un'azienda toscana della ristorazione collettiva e una emiliana della produzione di surgelati hanno segnalato incidenti analoghi. La vicenda ha portato l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale a convocare un vertice a Palazzo Chigi con l'intelligence e a diffondere un bollettino tecnico con misure urgenti per tutta la filiera alimentare. Le indicazioni dell'ACN, però, non riguardano solo i supermercati: descrivono un problema che si ritrova identico in qualunque azienda che gestisce macchinari, celle frigorifere, impianti di produzione o sistemi di building automation collegati a internet per la manutenzione a distanza.
Cosa sappiamo, ad oggi
Il primo caso noto risale alla metà di ottobre 2026 in Francia, dove un attacco ha forzato il ciclo di sbrinamento dei frigoriferi in centinaia di supermercati, con perdita di merce e alcuni principi di incendio. Nelle settimane successive segnalazioni simili sono arrivate da Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia, Estonia e Finlandia. Tra il 1° e il 2 novembre l'ondata ha coinvolto anche l'Italia: in Sicilia il gruppo Coop Radenza ha confermato un attacco notturno contro almeno quattro punti vendita, tre a Catania e uno a Palermo, con temperature nei banchi frigo salite oltre i 50 gradi e conseguente deperimento degli alimenti. In parallelo, un'azienda toscana della ristorazione collettiva ha notificato l'incidente all'ACN ai sensi della normativa sulla sicurezza delle reti, mentre un'azienda emiliana della filiera dei surgelati ha segnalato anomalie riconducibili a un attacco simile. Il 3 novembre, alle 11:30, si è tenuta a Palazzo Chigi una riunione coordinata dal sottosegretario Alfredo Mantovano con il direttore dell'ACN e i vertici dell'intelligence per fare il punto sulla minaccia. Al momento nessun gruppo ha rivendicato gli attacchi e le indagini sugli autori sono in corso in tutti i Paesi coinvolti.
Il primo controllo: censire cosa è raggiungibile da internet
Il bollettino dell'ACN indica con precisione le tre debolezze sfruttate dagli attaccanti: installazioni obsolete, interfacce di amministrazione esposte direttamente su internet e meccanismi di autenticazione deboli o assenti. Per una PMI il primo passo pratico è un censimento completo di tutto ciò che è collegato alla rete per finalità di controllo o teleassistenza: controllori di temperatura, sistemi SCADA, pannelli HMI, gateway IoT/OT, piattaforme di monitoraggio da remoto. Per ciascun apparato occorre sapere dove si trova, chi ne è responsabile, chi è il produttore, quale modello e versione di firmware monta e se è ancora supportato. Il punto decisivo è verificare se la console di amministrazione di questi impianti è raggiungibile direttamente da internet, magari perché il manutentore l'ha configurata così anni fa per comodità e nessuno l'ha più controllata. Molte PMI non sanno rispondere a questa domanda perché l'impianto è stato installato e gestito da un fornitore terzo: è il motivo per cui su questo aspetto conviene farsi affiancare da un partner come Hi-Keep, che può eseguire una verifica tecnica indipendente della superficie esposta su internet.
Segregare le reti OT/IoT dalla rete aziendale
La seconda misura indicata dall'ACN è la segregazione: isolare gli ambienti OT (gli impianti industriali e di controllo) dalle reti IT aziendali tramite separazione logica, filtraggio del traffico e, dove necessario, separazione fisica, con regole firewall che blocchino le comunicazioni non autorizzate. In pratica, il pannello che gestisce un frigorifero industriale, una linea di produzione o un impianto di climatizzazione non dovrebbe mai trovarsi sulla stessa rete piatta dei PC di ufficio o del server gestionale: se un attaccante compromette un dispositivo IoT debole, in una rete non segmentata può muoversi lateralmente fino a sistemi ben più critici. Per molte PMI italiane la rete è ancora organizzata così, per semplicità storica più che per scelta consapevole. Segmentare in VLAN separate, creare reti amministrative dedicate per la gestione degli impianti e imporre l'uso di VPN aziendali per l'accesso da remoto sono interventi relativamente contenuti nei costi ma che riducono in modo netto l'impatto di una singola compromissione.
Credenziali di default e autenticazione: l'anello più debole
Molti dispositivi di controllo industriale e IoT vengono consegnati con credenziali di fabbrica (ad esempio utenze amministrative standard) che restano invariate per anni, semplicemente perché nessuno le ha mai cambiate dopo l'installazione. L'ACN raccomanda di sostituire tutte le credenziali predefinite o deboli, imporre l'autenticazione a più fattori sugli accessi da remoto, limitare i privilegi degli account e disattivare quelli non più utilizzati. Sono interventi tecnicamente semplici, ma richiedono di sapere esattamente quanti pannelli di telemanutenzione esistono in azienda e chi vi accede: un conto da fare insieme a chi segue l'infrastruttura IT, perché spesso questi apparati sfuggono al perimetro che i reparti IT interni presidiano abitualmente.
Dispositivi datati e fine supporto
Un ulteriore elemento emerso dalle ricostruzioni sui primi casi francesi riguarda l'età dei dispositivi colpiti: diverse centraline coinvolte erano modelli di generazione ormai datata, con firmware non più aggiornabile, per i quali gli stessi produttori avevano da tempo raccomandato la sostituzione. È uno scenario comune anche fuori dal settore alimentare: impianti, PLC e sistemi di building automation installati dieci o quindici anni fa e mai sostituiti, che restano in funzione ben oltre la fine del supporto del produttore. L'ACN chiede di verificare le versioni installate e le date di fine supporto, applicare le patch disponibili con priorità e dismettere i dispositivi ormai privi di aggiornamenti, coordinandosi con i produttori per capire se gli aggiornamenti sono compatibili con i processi operativi esistenti.
La notifica NIS2 nella pratica
Il caso dell'azienda toscana della ristorazione collettiva, che ha notificato l'incidente all'ACN ai sensi della normativa sulla sicurezza delle reti, è un esempio concreto di come funziona nella pratica l'obbligo che la direttiva NIS2 impone ai soggetti rientranti nel suo perimetro: un incidente che comprometta la disponibilità o l'integrità di un servizio va segnalato alle autorità competenti attraverso i canali previsti, con un primo avviso rapido seguito da una notifica più dettagliata nei giorni successivi. Per le PMI che rientrano negli obblighi NIS2, un incidente come questo non è solo un problema operativo da risolvere internamente: è un evento che attiva scadenze e procedure precise, ed è utile avere già pronta, prima che capiti, una procedura interna che stabilisca chi deve essere avvisato, cosa documentare e come interfacciarsi con l'ACN.
Non solo supermercati
Il motivo per cui questo caso riguarda da vicino ogni PMI, e non solo la grande distribuzione, è semplice: i frigoriferi industriali sono solo uno dei tanti tipi di dispositivi OT e IoT che oggi vengono collegati a internet per la telemanutenzione. Lo stesso schema di attacco, esposizione su internet più credenziali deboli più dispositivi datati, vale per un impianto di produzione in una fabbrica, per un magazzino automatizzato in un'azienda di logistica, per un sistema di building automation in un ufficio o per una macchina a controllo numerico collegata al fornitore per la diagnostica remota. Qualunque azienda che negli ultimi anni abbia digitalizzato impianti o macchinari, anche grazie agli incentivi per l'Industria 4.0, dovrebbe porsi oggi la stessa domanda che l'ACN ha posto alla grande distribuzione: questi sistemi sono raggiungibili da internet, e se sì, con quali protezioni?
Cosa può fare Hi-Keep
Hi-Keep affianca le PMI proprio su questo tipo di verifica: un'analisi dell'esposizione su internet di pannelli di controllo, impianti IoT e sistemi di telemanutenzione, la progettazione della segregazione di rete tra ambienti OT e rete aziendale, l'hardening delle credenziali e l'attivazione dell'autenticazione a più fattori sugli accessi da remoto, e il supporto nella gestione degli obblighi di notifica previsti dalla normativa NIS2 quando un incidente si verifica. Per un'azienda che non sa con certezza quanti dispositivi connessi ha in campo né come sono protetti, è il punto da cui partire prima che la domanda la ponga un attacco.